| 
Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)

 

L'etica della vita e la 
“Buona Morte”
Per i singoli, per le comunità, per gli Stati parlare oggi di eutanasia, formulare giudizi e modelli etici, poter legiferare in tema di eutanasia equivale a rivelare la propria visione dell’uomo, della sua dignità, del suo valore, delle sue origini, del suo destino; equivale, di conseguenza, a definire, in base ad una determinata visione dell’uomo, i fondamenti della deontologia e dell’etica medica, gli scopi della medicina, le finalità della ricerca e del progresso scientifico in rapporto all’uomo; equivale, pertanto, in ultima analisi, a pianificare il futuro del genere umano, ad intravedere sin d’ora, con cognizione di causa, quale direzione potrà prendere l’uomo, nell’immediato futuro, di fronte al bivio a cui è ormai giunto, secondo quanto affermava Giovanni Paolo II pochi anni fa (contrapponendo la cultura della vita a quella della morte): avere la possibilità di fare del mondo e della convivenza umana un grazioso giardino oppure trasformarlo in un cumulo di macerie, attraverso l’annientamento ontologico di se stesso. Distruggendo infatti la propria identità, la propria ontologia, l’essenza ed il significato più profondo del proprio essere e dei suoi valori, l’uomo non potrà non distruggere anche fisicamente se stesso ed il mondo in cui vive. La cultura eutanasica, nei suoi molteplici aspetti, ne è il segnale ed anche il riscontro più emblematico. Non a caso, dal 1970 (secondo alcuni ancor prima), la bioetica, forte dei retti fondamenti dell’antropologia cristiana e del prezioso contributo laico emerso dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nasce e si sviluppa praticamente in ogni ambito delle scienze della vita proprio con l’intento di preservare il genere umano dai rischi di autodistruzione legati alla perdita della propria identità. Purtroppo, come oggi viene rilevato dai più insigni bioeticisti, la bioetica attuale, in linea generale, non sembra più in grado di poter perseguire gli scopi per i quali è nata con la coerenza dei suoi fondamenti e della sua identità originaria. Infatti, lo smarrimento fondativo attuale della bioetica, suddivisa in tanti modelli etici e pseudo-etici, talora con frammentazioni e distinguo spesso ambigui e disorientanti anche all’interno di ciascun modello, non consente di reperire facilmente, nel panorama culturale attuale, contenuti di verità integrale sull’uomo totalmente scevri da pressioni ideologiche, riduzionismi prudenziali e di convenienza; contenuti e parole di verità che, a detta di molti, anche nel mondo laico, sembrano oggi essere appannaggio quasi esclusivo del Papa Benedetto XVI. E proprio uno stralcio del discorso tenuto da Papa Benedetto XVI il 24 marzo 2007 alla Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE) sembra calzare a pennello anche per la bioetica del terzo millennio: mentre ambisce a porsi come garante di una comunità di valori al tempo stesso sembra sempre più contestare che ci siano valori e principi etici universali ed assoluti, realizzando così una singolare forma di “apostasia” da sé stessa e dai fondamenti che l’hanno portata alla luce. Sulla base di questa premessa passo a considerare gli aspetti etici dell’eutanasia. Il termine eutanasia deriva dalle parole greche eu (buono) e thànatos (morte) e significa letteralmente “morte dolce, senza sofferenze”. In realtà, il termine eutanasia nel linguaggio corrente sta ad indicare “un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte,allo scopo di eliminare ogni dolore” .

 

Attendo i vostri commenti........buona lettura!

 

(Edizioni Customer Care Service)
Scarica in formato PDF
 
049969
Visitors of TodayVisitors of Today17
Visitors of YesterdayVisitors of Yesterday9
Visitors of This WeekVisitors of This Week17
Visitors of This MonthVisitors of This Month17
All VisitorsAll Visitors49969